Vaccino figli e genitori separati o divorziati: che fare?

Che cosa succede quando i genitori non sono concordi sulla vaccinazione dei figli?

Dalla riforma del 1975, la famiglia non è più comandata da una figura precisa ma è sostanzialmente una diarchia: i genitori devono concordare insieme le decisioni da assumere riguardo ai figli.

In caso di disaccordo la legge prevede che i genitori possano ricorrere ad un giudice.

In questo periodo sono numerosissimi i casi di disaccordo, non solo tra genitori separati o divorziati, quanto alla decisione di fare o meno il vaccino.

La strada è univoca, se non ci si mette d’accordo decide il giudice (art 337-ter c.c. ) e l’orientamento, quanto al vaccino, è quello di autorizzarlo in quanto la sua somministrazione rientra nell’ambito delle scelte sulla cura o salute del minore, indipendentemente dalla obbligatorietà o meno dello stesso.

Il giudice, dunque, sentito il minore, tiene conto non solo della salute dello stesso ma anche dell’esistenza di un grave pregiudizio per la salute e della diffusione della malattia, dunque di un interesse di rango costituzionale.

Il principio è evidente: i conflitti dei genitori non devono prevalere sull’interesse del minore e della collettività.

In questo momento si ritiene, con le acquisizione della scienza medica circa l’impatto del vaccino sulla diffusione del virus, che i benefici siano superiori ai rischi in tutte le fasce di età, comprese quelle più giovani.

Non è il caso di interpellare il pediatra quanto a dichiarazioni circa l’assenza di controindicazioni per la somministrazione: in un caso che mi è capitato, il pediatra si è astenuto affermando che, proprio il fatto che non ci sono controindicazioni lo autorizza a non redigere alcun certificato, mentre, nel caso contrario, ai fini di un’eventuale richiesta di esenzione da vaccino, dovrebbe il pediatra in primis, dichiarare la presenza di una situazione di salute ostativa alla somministrazione (certificato peraltro ancora più difficile da ottenere).

Dunque, cari genitori, per una volta, parlatevi con calma senza atteggiarvi a luminari del sapere in una materia in cui si dice tutto e il contrario di tutto. Non accusate l’altro di non pensare al bene del figlio.

Come al solito, il dialogo in primis.

Buona vita

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